ParaSOMA

Roma, 2016, “Un parassita necessario”

 

“La caratteristica più interessante del cubo è proprio il suo essere apparentemente poco interessante. Paragonato ad una qualunque altra forma tridimensionale, il cubo manca di aggressività, non implica movimento  ed è il meno emotivo. E’ dunque la forma migliore da usare come unica base per ogni funzione più complessa, l’espediente grammaticale da cui far nascere il lavoro..L’uso del cubo evita la necessità di inventare un’altra forma prestandosi esso a nuove invenzioni”  Sol Lewit.

Le nuove tecnologie di comunicazione e di informazione, la crisi del nucleo familiare, le attuali difficoltà economiche, il fenomeno dell’immigrazione, il pendolarismo, sono tutti fattori che contribuiscono alla creazione di una società sempre più frenetica, dove tutto è in continuo movimento e soggetto a incessanti modifiche.  I bisogni diventano esauribili in breve tempo, diventando rapidamente obsoleti. Diventa difficile pensare che un edificio progettato 100 anni fa sia in grado di soddisfare le esigenze di questa nuova società, il progettista oggi deve pensare a degli spazi mutevoli, temporanei e flessibili per poterne usufruire al meglio.  La società contemporanea è infatti caratterizzata da un quadro esistenziale sempre più complesso e diversificato che richiede, specialmente per la residenza, flessibilità e possibilità di adattamento dell’edificio. Ha sempre meno senso costruire spazi statici, monumentali, scene fisse, architetture pesanti e inamovibili; prevale lo spazio mobile, l’allestimento effimero, il contenitore flessibile, lo spazio dinamico, la struttura leggera e trasparente.  Una richiesta di flessibilità che dovrebbe condurre all’utilizzo diffuso di partizioni mobili o rimovibili, più consoni a successive modificazioni e ampliamenti con costi e operazioni molto limitati.  La nostra tesi si basa su questi presupposti, sulla voglia di ricercare nuove identità e nuove forme per dare inizio anche ad un nuovo sviluppo dello spazio.  L’obiettivo è operare e di conseguenza conferire allo spazio stesso nuovi significati con ridotti interventi di trasformazione, o in alcuni casi dare ad essi una nuova vitalità.

Para-SOMA, nasce dalla fusione di due termini: Parassita e Cubo Soma.  Il termine parassita è il punto iniziale della nostra ricerca, che ci ha portato a selezionare alcuni progetti significativi nel mondo.  Ci siamo serviti di alcuni testi per delineare gli aspetti principali di questa pratica architettonica e classificarli in due macro gruppi: installazioni fisse e installazioni mobili, che a loro volta abbiamo suddiviso in Endoparassiti, Ectoparassiti e Parassitoidi.

Il Cubo Soma invece è un rompicapo inventato nel 1936 da Piet Hein, che ebbe l’idea mentre seguiva una lezione di Werner Karl Heisenberg sulla meccanica quantistica. Sette pezzi (i policubi) sono montati nella forma di un cubo. Gli stessi possono essere usati per montare molte altre forme.

“Mentre gli altri parlavano di grandi dimensioni, il nostro interesse era per la piccola scala. Abbiamo diffuso la pratica dell’agopuntura al posto del Tabula Rasa, la cura e l’implementazione dell’ esistente. Mentre tutti lavorano su Housing prodotti in serie, noi ci preoccupavamo dell’espressione individuale, di una densificazione discreta piuttosto che dell’espansione urbana su vasta scala” M.Stuhlmacher  

Invece di prevedere qualcosa di fisso che servisse a rispondere a delle esigenze specifiche di gruppi di persone, abbiamo realizzato un‘installazione mobile e anonima che, però, come il cubo Soma, potesse assumere forme e funzioni differenti a seconda del contesto e delle esigenze delle singole persone.  Così, il ParaSoma utilizza ciò che ha intorno, ciò che ha a disposizione, per scrivere una nuova storia. Abbiamo deciso di pensare non solo ad una categoria specifica di persone, ma a tutte le persone del mondo: saranno loro, con le loro esigenze, con i loro movimenti, e anche con la loro fantasia a dare vita al Para-Soma.

“In un‘epoca in cui ogni sorta di pianificazione e di regolamentazione è così rigida, non c’è spazio per un modo organico, più casuale e spontaneo di usare lo spazio. Creando parassiti, architettura mobile, si possono creare più spazi, più “stanze dell’opportunità” per l’inaspettato, il temporaneo e l’iniziativa individuale.”  C.Diesfeldt.

Design Team:
Alessandro Rufo, Ilaria Verrengia

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